L’Italia che invecchia: il caregiver familiare, il "pilastro invisibile" del nostro welfare
Il riconoscimento pieno di questa figura, appare indispensabile per garantire la sostenibilità futura del sistema di assistenza e il benessere sia del
I caregiver familiari, coloro che si prendono cura di un congiunto (coniuge, figlio, parente) in ambito domestico, volontariamente e senza compenso, rappresentano ormai a tutti gli effetti un vero e proprio pilastro del nostro welfare.
IL CONTESTO DEMOGRAFICO E SOCIALE
L’Italia sta attraversando una delle trasformazioni demografiche più profonde della sua storia, segnata da un forte squilibrio tra generazioni. Oggi si contano circa 200 anziani ogni 100 giovani, con oltre 14,8 milioni di over 65 (il 25,1% della popolazione) e un costante aumento degli ultra-ottantacinquenni e dei centenari. In questo scenario, la domanda di cure e assistenza è diventata una sfida strutturale, rendendo la figura del caregiver familiare sempre più centrale per sopperire alle carenze dei servizi socio-sanitari.

I DATI SUI CAREGIVER
Nonostante l'elevato bisogno di cure a lungo termine (LTC), l’Italia investe in questo settore solo lo 0,9% del PIL, una cifra nettamente inferiore alla media europea (1,7%). Questa carenza di risorse sposta quasi interamente il peso dell’assistenza sulle famiglie: il 95% degli anziani fragili o con disabilità riceve aiuto dai propri familiari, mentre l’assistenza pubblica domiciliare raggiunge solo una minima parte della popolazione bisognosa. Ad oggi, si stima che in Italia tra i 7 e gli 8 milioni di persone prestino assistenza a persone care non autosufficienti.
CHI SONO I CAREGIVER?
Il profilo del caregiver familiare è stato delineato normativamente per la prima volta dalla legge di bilancio 2018, che lo definisce come la persona che assiste un congiunto non autosufficiente a causa di malattia o disabilità. Si tratta di un ruolo che va oltre l'affetto, comprendendo mansioni complesse come la somministrazione di farmaci, la gestione delle visite mediche, l'igiene personale e la preparazione dei pasti. Il lavoro svolto dai caregiver ha anche un enorme valore economico, stimato pari al 2,5% del PIL.

I NUMERI DELL’ASSISTENZA FAMILIARE
Le fasce d'età più coinvolte in questa attività sono quelle tra i 45 e i 64 anni, con una prevalenza femminile significativa, specialmente tra le donne, che devono dividersi tra la cura dei figli e quella dei genitori. Un fenomeno rilevante è quello dei caregiver anziani: circa 1,7 milioni di persone tra i 65 e i 74 anni si prendono cura di altri anziani, spesso il proprio coniuge. Con le proiezioni che indicano che entro il 2050 gli over 65 rappresenteranno il 34,5% della popolazione, diventa urgente ripensare le politiche di supporto per questa figura fondamentale.
IL RICONOSCIMENTO DEL VALORE SOCIALE DEL LAVORO DI CURA
Assistere un familiare malato ha ripercussioni profonde sulla salute del curante, che può sviluppare il cosiddetto “caregiver burden” (fardello), una condizione di stress cronico che causa ansia, disturbi del sonno e problemi fisici. Alcuni studi indicano che chi assiste malati gravi per anni può perdere fino a dieci anni di vita.
Un'indagine dell'ISS rivela che il 68,8% dei caregiver percepisce il carico come severo, con il 23,8% che riporta sintomi depressivi moderati. Inoltre, l’Italia è in ritardo sulla conciliazione lavoro-cura: solo il 14,2% dei caregiver ottiene orari flessibili, contro una media europea del 15,6%. Anche la contrattazione collettiva resta frammentaria: in base agli ultimi dati CNEL solo il 23% degli accordi prevede misure specifiche per i caregiver. Questa situazione genera spesso anche un forte disagio economico, che colpisce l'83,6% dei caregiver.
La ricerca dell'ISS, segnala l’urgenza di politiche sanitarie di prevenzione mirate, in ottica di genere, e la necessità di riconoscere lo stress psicologico come indicatore clinico per la presa in carico dei caregiver nei servizi sanitari e sociali.
LE PROPOSTE DI MODIFICA CISL/FNP
Dopo ben 30 diverse proposte di legge sul tema, come sindacato non possiamo che accogliere positivamente l’approvazione di un DDL con correlato stanziamento economico. Ricordiamo che la CISL ha partecipato con importanti contributi al “Tavolo tecnico per l’analisi e la definizione di elementi utili per una legge statale sui caregiver familiari”, istituito nel gennaio 2024 dal Ministero per le Disabilità e dal Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, che, oltre ai sindacati, ha visto la partecipazione dei vari Ministeri, delle Regioni, di Inps, Istat, Inail, delle associazioni e degli enti del terzo settore.
La CISL e la FNP, pur accogliendo positivamente il DDL dedicato ai caregiver, ha evidenziato diverse criticità che si auspica possano essere migliorate durante l’iter legislativo. Tra le richieste principali vi è l'estensione della definizione di caregiver, per includere anche i non conviventi e la rete affettivo-amicale stabile, e il riconoscimento dei "caregiver secondari" (di supporto o sollievo).
Il sindacato propone inoltre di:
- Rafforzare la conciliazione lavoro-cura attraverso il diritto ad "accomodamenti ragionevoli" e un ruolo centrale della contrattazione collettiva.
- Prevedere un'indennità dignitosa, eliminando il doppio limite ISEE/reddito che rischia di essere troppo penalizzante.
- Certificare le competenze maturate, estendendole alla capacità di "disability management".
- Garantire tutele specifiche contro i rischi di burn-out e in ambito previdenziale e assicurativo.
Per la CISL e la FNP, è fondamentale passare da una visione della cura come questione privata a un reale partenariato tra Stato e famiglia, trasformando il lavoro di cura in un vero e proprio bene comune
LO SPECIALE FNP
Per ulteriori approfondimenti e dati dettagliati sulla condizione dei caregiver in Italia, è possibile consultare lo speciale allegato.