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Numero 37 Marzo - Aprile 2019

Come ormai è noto, nel prossimo triennio, per effetto della Legge di Bilancio 2019, è stata introdotta una nuova disciplina della perequazione automatica dei trattamenti pensionistici, in base al meccanismo dell'art. 34 c. 1 della legge 448/98, che considera l'importo complessivo al lordo di tutti i trattamenti pensionistici in capo al singolo pensionato.

Secondo la nuova disciplina, la rivalutazione automatica delle pensioni è rimodulata su sette fasce, con percentuali di indicizzazione al costo della vita che decrescono man mano che aumentano gli importi complessivi degli assegni pensionistici.

Si tratta dunque di un sistema di indicizzazione più penalizzante rispetto allo schema della legge 388/2000 – che, lo ricordiamo, agisce per classi di importo complessivo di pensione ed è articolato su tre scaglioni rispettivamente del 100% (fino a 3 volte il TM), del 95% (tra 3 e 5 il TM) e del 75% (oltre le 5 il TM ).

Anche in base agli accordi sottoscritti nel 2016 tra governo e parti sociali, la legge 388/2000 sarebbe dovuta entrare in vigore nel 2019, allo scadere della seconda proroga, in ordine di tempo, della legge 147/2013, con il cosiddetto sistema Letta, per fasce.

Perciò, a normativa vigente, l'Inps, al fine di emettere con la rata di gennaio i mandati di pagamento delle pensioni con i nuovi importi, già nel mese di novembre aveva proceduto ai rinnovi delle pensioni secondo lo schema più vantaggioso della legge 388/2000.

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