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Contromano

Numero 33 Giugno - Luglio 2018

Finora tante parole, “la legge Fornero sarà smontata piaccia o no all'Europa” (Vice Premier Matteo Salvini), ma niente fatti dal Governo. Per questo sulle pensioni, se vogliamo superare l'impianto della legge Fornero, è necessario riaprire un tavolo con CGIL-CISL e UIL, partendo dalle proposte che il Sindacato ha fatto alla controparte con una piattaforma unitaria.

Per cambiare la situazione non basta parlare di quota 41 e di quota 100, tanto più con quei vincoli che di fatto non costituiscono una risposta. È necessario aprire una discussione con l'Esecutivo per avere la possibilità di tentare un ragionamento complessivo sulla materia, partendo dalle future generazioni, dal lavoro di cura, dalle donne, ponendo nel contempo condizioni reali e accessibili di flessibilità in uscita per tutti.

I Sindacati Confederali con una lettera unitaria inviata al Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, lo scorso luglio, sottolineano innanzitutto l'esigenza di aprire un confronto sulle questioni più generali legate alla Previdenza, evidenziando inoltre alcuni temi più specifici che “andrebbero affrontati con la massima urgenza”, dalla “situazione relativa alla gestione dell'Ape Sociale e degli interventi a favore dei lavoratori precoci”, con particolare attenzione al monitoraggio sulle domande presentate, alla gestione della norma relativa ai lavori gravosi, la cui individuazione ha un impatto sull'esonero dell'aumento dell'età pensionabile previsto per il 2019.

Le ultime novità sulle pensioni, a oggi, vedono convergere i Sindacati sulla richiesta di un incontro con il nuovo Governo, al fine di discutere le proposte di riforma e flessibilità del comparto previdenziale. Al centro del dibattito restano la proroga dell'opzione donna (57 anni di età, 35 anni di contribuzione e pensione calcolata con il metodo contributivo) e il pensionamento anticipato tramite la quota 100 (62 anni di età e 38 anni di contributi) e quota 41 di contribuzione senza limiti di età che, se da un lato consentirebbero a molti di ottenere un prepensionamento - se pur calcolato tutto con il sistema contributivo, a partire dal 1996 al 2011, quindi meno favorevole - dall'altro rischierebbero di escludere anche tanti lavoratori che vivono situazioni di disagio, con lavori brevi e discontinui.

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