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Numero 39 Luglio - Agosto 2019

A tutti sono noti i numeri che delineano la condizione anziana. In Italia abbiamo il più alto tasso di over 65. Stando ai più recenti dati Eurostat, infatti in l'Italia vivono più over 65 rispetto alla popolazione di età compresa fra i 15 e i 64 anni. Il 35% degli italiani nel 2017 ha più di 65 anni, cinque punti percentuali sopra rispetto alla media europea. Complessivamente in 20 anni la percentuale di europei anziani è passata dal rappresentare il 22.5% della popolazione al 30%. La notizia è positiva perché significa che gli italiani hanno un'aspettativa di vita alta, dato confermato in più occasioni. Se guardiamo alla prospettiva del prossimo futuro, una previsione sembra piuttosto facile: oggi, e ancor più domani, gli anziani non sono (e non saranno) affatto... fuori moda. Rischiano semmai di correre il pericolo opposto: di essere ‘corteggiati' un po' da tutti e un po' ovunque, come se si trattasse dell'ennesimo terreno di caccia: una caccia di consumatori, per alcuni; una caccia di elettori, per altri, e così via.

Le avvisaglie di questa sindrome si sono peraltro già avvertite e la ragione è ormai nota. Come insegnano i demografi in Europa, le persone con età superiore ai 65 anni sono ormai circa il 30% della popolazione, con una capacità di acquisto che potrà variare oltre il 40% della ricchezza complessiva nelle mani dei cittadini. Come immaginare allora che, di fronte a simili dimensioni, parlamentari e politici non inizino a intravedere anche le potenzialità di un mercato di consumatori e di elettori, entrambi piuttosto ghiotti, da controllare? Ed è proprio ciò che sta puntualmente avvenendo. Per un verso, abbiamo così alcune fra le più grandi agenzie di pubblicità del mondo (come, per esempio, la McCann Erickson) che cominciano a far scandagliare il pianeta anziani con il massimo di dettaglio demoscopico possibile, alla ricerca di tutte le propensioni al consumo esistenti in questa nuova fascia di età, che aumenta giorno dopo giorno. Si può forse obiettare che tali liste non hanno finora conseguito successi elettorali molto significativi; ma è importante che il mondo politico avverta l'emergere di un elettorato nuovo e, più ancora, l'emergere di una “domanda politica” espressamente collegata a questa nuova tematica.

Il crescente interesse per la condizione anziana è ormai testimoniato anche da altri indicatori. Si pensi solo, per esempio, al fatto che un documento governativo elaborato in Giappone per fissare le guide-line che dovranno caratterizzare le priorità nazionali di quel Paese per gli anni futuri, sotto il titolo “Migliorando la qualità della vita”, dedicava un intero capitolo al problema di fronteggiare in modo adeguato le necessità di una società divenuta “più anziana”. In questo documento le autorità giapponesi spaziano molto opportunamente dai tradizionali problemi assistenziali a quelli (recentissimi) delle nuove forme di “occupazione” che devono essere inventate per persone che, essendo in genere ancora in buone condizioni di salute, non intendono essere completamente escluse da opportunità di lavoro, sia pure adatte alla loro età e alle loro mutate attitudini fisiche.


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