L'essere genitori non finisce quando i figli diventano adulti
Quando i nostri figli erano piccoli, attraversare la strada era una cosa seria. Stringevamo la loro mano. Guardavamo a destra e a sinistra per loro. Poi abbiamo insegnato loro a farlo da soli.
I figli crescono così: un giorno quella mano bisogna lasciarla.
Eppure, anche quando hanno 30, 40 o 50 anni, una parte di noi continua a guardarli attraversare.
La strada, naturalmente, è cambiata. Oggi si chiama lavoro, famiglia, relazioni, salute, condizioni economiche. Non possiamo più prenderli per mano e portarli dall’altra parte, ma continuiamo a chiederci se ce la faranno, se stanno bene, se hanno fatto la scelta giusta.
Essere genitori non finisce quando i figli diventano adulti. Cambia.
In una società sempre più longeva come la nostra questo tempo è sempre più lungo. Genitori e figli possono condividere decenni della propria vita adulta e, quando arrivano i nipoti, si apre un altro capitolo ancora.
I nonni sono una presenza preziosa per moltissime famiglie italiane: nella cura, nell’organizzazione quotidiana, nel sostegno economico e soprattutto in quello affettivo.
Ma anche essere nonni significa imparare, ancora una volta, a lasciare una mano. A non sostituirsi ai genitori, ad accompagnare i nipoti nel proprio ruolo.
Esserci senza sostituirsi. Dare un consiglio sapendo che potrebbe non essere seguito. Accettare che i figli possano educare diversamente da come abbiamo fatto noi. Restare vicini senza decidere la strada al posto loro.
Forse anche questo fa parte dell’invecchiare: scoprire che proteggere non significa più evitare ogni caduta, ma diventare un posto sicuro in cui tornare quando si cade.
Continueremo probabilmente a preoccuparci. Continueremo a guardarli attraversare, ma ad un certo punto amare significa anche restare sul marciapiede e fidarsi che abbiano imparato abbastanza bene a guardare da entrambe le parti.
Anche questo significa ricordare che la vita non va in pensione.