LAVORO PART-TIME: come influisce sulla tua pensione futura?

LAVORO PART-TIME: come influisce sulla tua pensione futura?
21/09/2026
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LAVORO PART-TIME: come influisce sulla tua pensione futura?

Quali i requisiti?

Il contratto a tempo parziale è un ottimo alleato per conciliare vita privata e lavoro, ma che impatto ha sulla pensione? Se stai pensando di passare al part-time (orizzontale o verticale), specialmente a fine carriera, ecco cosa devi assolutamente sapere:

I requisiti per andare in pensione non cambiano

Il conteggio degli anni di contribuzione necessari per il pensionamento rimane immutato. Per il raggiungimento del diritto alla pensione, i periodi di lavoro part-time sono equiparati a quelli full-time.

Il calcolo dell’importo finale della pensione è invece, diverso ed è proporzionato rispetto alle ore di lavoro svolte e alla minore quantità di contribuzione versata.

Attenzione se hai iniziato a lavorare dopo il 1995: per andare in pensione di vecchiaia, l'assegno deve essere pari ad almeno 1 volta il valore dell'assegno sociale.

Infatti, diminuendo il montante contributivo i periodi di part-time potrebbero incidere sul raggiungimento dell’importo soglia (=1 volta AS) costringendo i lavoratori a posticipare la data di accesso alla pensione, che potrebbe essere raggiunta solo al compimento dei 71 anni di età, quando l’unica condizione è quella di avere almeno 5 anni di contribuzione a prescindere dall’importo della pensione spettante.

È necessario ricordare che è possibile riscattare i periodi non lavorati o ridotti di un contratto a tempo parziale (part-time) successivi al 31 dicembre 1996, per aumentare la consistenza della propria posizione previdenziale

In sintesi: Il part-time non ti fa andare in pensione più tardi, ma renderà il tuo assegno mensile più leggero.

Informazione utile: cosa è il montante contributivo

Il montante contributivo è il capitale che il lavoratore ha accumulato nel corso degli anni lavorativi. 

Per determinare il montante contributivo dei contributi bisogna:

  • individuare la base imponibile annua (retribuzione annua per gli iscritti alle gestioni pensionistiche dei lavoratori dipendenti oppure reddito annuo per gli iscritti alle gestioni previdenziali dei lavoratori autonomi) corrispondente ai periodi di contribuzione obbligatoria, volontaria, figurativa, da riscatto o da ricongiunzione fatti valere dall'assicurato in ciascun anno;
  • calcolare l'ammontare dei contributi di ciascun anno moltiplicando la base imponibile annua per l'aliquota di computo del 33% in caso di lavoratore dipendente oppure per l'aliquota di computo del 20% in caso di lavoratore autonomo. Per i parasubordinati l'aliquota varia dal 17% al 27%;
  • determinare il montante individuale dei contributi sommando l'ammontare dei contributi di ciascun anno, rivalutato annualmente sulla base del tasso annuo di capitalizzazione risultante dalla variazione media quinquennale del Prodotto Interno Lordo (PIL), calcolata dall'ISTAT con riferimento al quinquennio precedente. 

L'importo così ottenuto costituisce quindi il montante contributivo per i periodi maturati dopo il 31 dicembre 1995.

La rivalutazione del montante contributivo su base composta deve essere effettuata al 31 dicembre di ciascun anno, escludendo i contributi dell'ultimo anno lavorato, e ha effetto per le pensioni con decorrenza dal 1° gennaio dell'anno immediatamente successivo.

Fonte INPS - ultimo aggiornamento: 1 agosto 2025


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