Fascicolo sanitario elettronico: a che punto siamo in Italia?

Fascicolo sanitario elettronico: a che punto siamo in Italia?

Il PNRR prevede un investimento di circa 2,5 miliardi in sanità digitale, di cui 1,3 miliardi per creare un’infrastruttura dati Fascicolo sanitario elettronico (FSE) omogenea sul territorio nazionale e che raccolga tutta la storia clinica degli assistiti e 1 miliardo per attivare la telemedicina.

Per l’erogazione dei fondi, da parte della Commissione europea, associati a tale investimento, sono stati definiti due obiettivi:

  • che almeno l’85% dei medici alimentino il FSE
  • che tutte le Regioni e le Province autonome adottino il FSE

Fascicolo sanitario elettronico: a cosa serve

Il nuovo FSE non sarà utile solo ai cittadini ma anche ai medici di famiglia, ai pediatri, agli specialisti e agli operatori sanitari che potranno:

  • accedere ed utilizzare i dati clinici degli assistiti,
  • condividere le informazioni,
  • consultare la storia clinica dell’assistito,
  • usare il sistema come servizi di monitoraggio alle cure e anche come strumento per la prevenzione primaria.

Inoltre, anche i farmacisti, potranno consultare in tempo reale il foglio informativo della terapia e verificarne l’erogazione al paziente.

Il FSE sarà determinante anche alle Istituzioni per la programmazione triennale, per l’analisi e il monitoraggio della domanda e la pianificazione dell’offerta di prestazioni.

Il FSE dovrà rappresentare il punto unico ed esclusivo di accesso per i cittadini ai servizi del Ssn, e quindi dovrà potenziare le linee guida individuate in quattro direttrici di azione:

  • garantire servizi di sanità digitale omogenei ed uniformi;
  • uniformare i contenuti in termini di dati e codifiche adottate;
  • rafforzare l’architettura per migliorare l’interoperabilità del FSE;
  • potenziare la governance delle regole di attuazione del nuovo FSE.

La situazione in Italia

Ad oggi quello che oggi chiamano Fascicolo sanitario elettronico (FSE), non fornisce ancora una rappresentazione puntuale delle condizioni di salute dell’assistito, del contesto sociosanitario e dei piani socioassistenziali. Inoltre, non è ugualmente alimentato in tutte le Regioni, limitando di molto la sua fruibilità come strumento di diagnosi, cura e prevenzione, nonostante sia nato 10 anni fa con il decreto-legge 179/2012.

Secondo un recente studio sulla fruibilità del FSE, elaborato su dati ministeriali dalla rubrica Dataroom del Corriere della Sera, negli ultimi due anni su 100 prestazioni erogate, sono consultabili dentro l’FSE 91 in Emilia Romagna, 60 in Toscana, 43 in Piemonte, 31 in Lombardia, 27 in Basilicata, 19 nel Lazio, 4 in Sicilia, 3 in Liguria, 1 in Calabria e 1 in Campania.

Spesso, anche quando i documenti sanitari sono inseriti, non possono essere scambiati o incrociati tra Regioni, in quanto ogni Regione utilizza molto spesso una diversa piattaforma informatica che non consente lo scambio di dati. Inoltre, buona parte dei cittadini non lo conoscono o non lo consultano.

A questo punto, auspichiamo che le Regioni siano in grado di aggiornarsi e di interagire tra di loro, al fine di garantire una piena digitalizzazione dell’informazione dei dati clinici, garantendo ai cittadini l’accessibilità alla propria storia sanitaria in qualsiasi momento e luogo nel nostro Paese.

Cosa si può fare ancora

La Sanità italiana è indietro nel processo di trasformazione informatica e digitale del Ssn, con il rischio che i nostri servizi continuino a perdere efficacia e efficienza, risultando inadeguati. Inoltre, occorre anche prendere atto che il Federalismo sanitario è riuscito a creare nello stesso Paese 21 sistemi sanitari regionali diversi, aumentando le diseguaglianze e diminuendo la possibilità di accesso a cure di qualità per tutti i cittadini, compreso il FSE.

Inascoltata, la Fnp Cisl lo ripete da anni, ma nel processo di digitalizzazione del Ssn riusciamo a intravedere una valida opportunità sia per ridurre il divario Nord – Sud e sia per standardizzare il livello e la qualità delle prestazioni sanitarie nelle Regioni, cercando di garantire finalmente, a tutti i cittadini, possibilità omogenee di cura sul territorio.

Oggi occorre recuperare in fretta il tempo perso per superare l’ampia difformità digitale tra le Regioni ma anche la disomogeneità informatica a livello di aziende sanitarie della stessa Regione. Quindi, è fondamentale che la prossima macro struttura informatica e digitale del futuro sia nazionale, unica, centralizzata, facilmente accessibile, resiliente e soprattutto sicura.

A vigilare dovrebbe esserci l’Agenzia per la Sanità digitale (in seno ad AGENAS) per garantire omogeneità di sistema a livello nazionale. Una volta costruita la piattaforma comune il FSE, a nostro parere, dovrebbe diventare l’unico punto di accesso al Ssn on line, sia per la sanità pubblica che privata.

La messa a regime del FSE è una priorità assoluta per il nostro Ssn e dovrà essere accompagnata da un’adeguata campagna di informazione tra cittadini e operatori sanitari. Non vogliamo più vedere nelle strutture sanitarie scene di assistiti che si muovono trafelati con faldoni di referti o che rischiano di perdere referti nei “viaggi della speranza”.

La Sanità digitale non deve essere solo uno slogan o il solito annuncio elettorale della politica ma una delle priorità principali del Paese, del Ssn e, a maggior ragione, di tutte le Regioni italiane. A nostro parere, le potenzialità sono enormi, ma occorre iniziare subito e mettere in atto un cambio di paradigma culturale per dare vita a una sanità che consenta di essere vicini alla persona, anche a distanza. Nella crescita digitale e informatica del Paese c’è bisogno di osare, di sognare, di vedere avanti e di avere molto coraggio; la Fnp Cisl pensionati ci crede.

04/08/2022

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