Quando la poesia incontra l'arte

Quando la poesia incontra l'arte

Un articolo di Eliana Sormani dalla pagina Cultura di Conquiste del Lavoro

19/02/2021

Con la presentazione della Mostra La Foresta del magico Trentino grazie all’articolo di Eliana Sormani, avviamo la collaborazione con il quotidiano di informazione socio‑economica Conquiste del Lavoro, una volta al mese il sito della FNP ospiterà un articolo tratto dalla sezione Cultura del quotidiano.

“Nelle mie immagini si accumulano Montagne Fiabiose… sono un Surrealista… sono un Fotografo/Pittore/Scultore buono… Cerco il bello nel quotidiano… cerco la poesia dentro il Sognoso vivere… Un tappeto di Fiori mi appare nel suo splendore… il mio movimento fotografico lo rende eterno… .”. Così Maurizio Galimberti, il fotografo delle istantanee, il fotografo della Polaroid, conosciuto per i suoi ritratti a mosaico, si descrive nella sua ultima avventura fotografica: un viaggio nel cuore della natura, attraverso “la Foresta del magico Trentino”. E, quando la poesia incontra l’arte e l’arte si manifesta attraverso le immagini di un obiettivo fotografico, prolungamento non solo dell’occhio umano, ma dell’anima, si crea un’eco emotiva nella mente del osservatore difficile da dimenticare. Questo è quanto accade a chi incontra i fotogrammi di Maurizio Galimberti esposti al museo Muse di Trento all’interno della mostra “ Forest Frame – La foresta tra sogno e realtà". Un allestimento curato da Beatrice Mosca inaugurato il 19 gennaio 2021 e aperto fino al 31 maggio nella nuova sede espositiva del Palazzo delle Albere, edificio rinascimentale divenuto a partire dal 2019 sede esplorativa del Muse con lo scopo di unire natura, scienza, e discipline umanistiche (arte e filosofia, letteratura, musica e teatro). Nessun luogo poteva essere più adatto ad accogliere il piccolo tesoro fotografico (circa 30 scatti in diversi formati), in cui l’artista esprime tutto il suo amore per la natura, le montagne, il Trentino. Un vero e proprio tripudio di emozioni che non solo chi ama l’ambiente montano può provare, ma che raggiunge in modo empatico anche chi per tante ragioni la montagna non l’ha mai potuta vivere in modo pieno. Ancora una volta il fotografo lombardo stupisce per la sua capacità di andare oltre il visibile con le sue immagini, trasferendo la luce della realtà in un mondo fiabesco. Reale ed immaginario si fondono in un unico universo, natura e uomo in perfetta simbiosi diventano una cosa sola, una sola voce, vivendo un rapporto panico senza tempo, proprio come nei suoi versi cantava Gabriele D’Annunzio “Taci. Su le soglie/del bosco non odo/parole che dici/umane: ma odo/parole nuove/che parlano più nuove/che parlano gocciole e foglie lontane./…“.

Sembra, come dichiara il Prof. Stefano Zecchi, nella sua introduzione al Catalogo della mostra, che la natura riesca a leggere l’animo del fotografo e a farlo emergere in modo esplosivo nelle sue immagini insieme alla pluralità di emozioni in esso nascoste. Il meccanismo usato da Galimberti attraverso la sua ritrattistica a mosaico, in cui fissa l’attenzione sul soggetto da fotografare cercando di scoprirne l’interiorità per poi scomporlo in mille immagini dalle mille sfaccettature, ora avviene al contrario: ad essere scrutato è proprio lui, il fotografo, e, a penetrare il suo animo è la natura, che ne porta alla luce attraverso piccoli frammenti i suoi misteri, le sue angosce, le sue gioie. Le immagini, con una potenza pari alle parole, riescono a dire all’anima dell’uomo ciò che la mente non riesce a percepire. Ecco allora che si fa evidente il continuo alternarsi di vita e morte, di lotta e resistenza. Poche sono le presenze umane, ombre che si percepiscono e si immaginano nelle loro assenze, quando non è la natura stessa che assume le forme di volti, di corpi, di mani, in una continua metamorfosi evocativa.

Terra, aria, acqua e cielo si alternano nelle fotografie di Galimberti in un costante gioco di magie, dove le immagini di foreste verdi lasciano spazio a superfici di acque cristalline che riflettono dentro di sé il paesaggio reale; tronchi abbattuti e vecchi lasciano spazio a chiome lussureggianti di abeti che sembrano danzare seguendo le melodie del vento; fiori di campo appena sbocciati fanno da corona a ghiacciai eterni; persino le nuvole sembrano ascoltare e osservare in silenzio lo spettacolo della terra. Una terra che nella sua bellezza urla tuttavia il suo dolore, nella speranza che venga ascoltato. Le fotografie diventano la sua voce, che come un’eco ha il compito di risvegliare gli animi.

In un periodo in cui si cercano di scuotere le coscienze con azioni ed interventi di grande impatto mediatico, basti pensare alle azioni della giovane attivista Greta Thunberg o alle accese discussioni che annualmente si tengono durante il’ World Economic Forum di Davos per trovare una soluzione al problema ecologico, questa mostra riesce a dare il suo contributo in modo intimo e poetico, ma altrettanto forte. Una semplice presa di coscienza della condizione della natura oggi, mostrata attraverso un paesaggio trasfigurato pur nella sua apparente bellezza, senza alcun esplicito intento di denuncia. Un bisogno impellente, che evidentemente anche questo artista ha sentito, di sensibilizzare tutti gli uomini a salvaguardare gli equilibri del pianeta. Nessuno infatti è fuori dal gioco, ognuno deve cercare di fare la propria parte per salvare il rapporto tra uomo e natura sempre più precario e se questo si può fare con toni poetici e attraverso la bellezza, che ben vengano mostre come questa proposta da Maurizio Galimberti.

Maurizio Galimberti, Forest Framme-La foresta tra sogno e realtà, MUSE Trento Palazzo delle Albere, 19 gennaio 2021- 31 maggio 2021

Si ringrazia  Conquiste del Lavoro per la riproduzione dell’articolo.

 

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