L'ESPERTO RISPONDE: un'infermiera che lavora in casa di riposo è equiparabile a chi lavora in ospedale?

L'ESPERTO RISPONDE: un'infermiera che lavora in casa di riposo è equiparabile a chi lavora in ospedale?

Sono un'infermiera in una casa di riposo, volevo chiedere se anche io, come gli infermieri ospedalieri, posso accedere alla pensione con 41 anni, essendo una lavoratrice che svolge attività gravosa.

Nell’elencare le categorie professionali di lavoratori dipendenti che svolgono attività definite “gravose” nell’ambito sanitario, la legge ha incluso – come lei stessa rileva - esclusivamente il “personale delle  professioni sanitarie infermieristiche ed ostetriche ospedaliere con lavoro organizzato in turni”. Le segnaliamo, comunque, che tra le categorie professionali che svolgono attività gravose - che possono, quindi, accedere alla pensione con il requisito contributivo ridotto di 41 anni di contributi (fermi restando 12 mesi di lavoro effettivo svolto prima dei 19 anni di età) - è ricompresa anche quella degli “addetti all’assistenza di persone in condizione di non autosufficienza”.

In ogni caso, proprio al fine di superare le limitazioni contenute nell’attuale normativa, la Commissione ministeriale appositamente istituita ha ampliato l’elenco delle attività “gravose”, inserendo altre figure professionali assimilate a quelle infermieristiche, come, per esempio, quella dei “tecnici della salute” o delle “professioni qualificate nei servizi sanitari e sociali”.

Nell’ambito strettamente pensionistico, il disegno di legge di bilancio per l’anno 2022 considera queste figure, però, soltanto ai fini dell’accesso all’Ape sociale. Per poter richiedere questa prestazione con la qualifica di lavoratore addetto ad attività gravosa, è necessario avere 63 anni di età e 36 anni di contributi, che si riducono di 12 mesi per ciascun figlio, nel limite massimo di 2 anni.

Ad ogni buon fine le consigliamo di rivolgersi al nostro patronato Inas Cisl per una puntuale verifica della sua situazione lavorativa e previdenziale.

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