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Contromano

Numero 24 Gennaio - Febbraio 2017

Uno dei temi più discussi negli ambienti sindacali, imprenditoriali e politici è l'avvento della cosiddetta “industria 4.0”. Questo processo comprende molto più dell'industria, perché anche l'agricoltura e i servizi saranno investiti dall'onda dell'innovazione della quarta rivoluzione industriale. La digitalizzazione sta infatti espandendosi in ogni aspetto della vita. È una prospettiva che va affrontata e che coinvolge anche la FNP e i pensionati. L'attenzione del sindacato è rivolta prevalentemente verso l'industria 4.0 in senso stretto, perché uno degli aspetti rilevanti della Quarta Rivoluzione in corso è la prevedibile riduzione, nei tempi brevi, della occupazione nelle imprese manifatturiere più direttamente interessate, ma la questione e ben più complessa. È una situazione del tutto nuova per la quale le esperienze del passato sono scarsamente utili.

Warren Bennis, un accademico americano, ha detto: “L'industria del futuro avrà solo 2 dipendenti: un uomo e un cane. L'uomo sarà lì per nutrire il cane. Il cane sarà lì per evitare che l'uomo tocchi qualcosa”.
Evidentemente è una provocazione: nel futuro prevedibile fabbriche assolutamente senza lavoratori non ci saranno.
I dati del World Economic Forum contenuti nel rapporto “Future of jobs” ci dicono che in pochi anni il problema occupazionale in Italia potrebbe diventare molto difficile.

Nelle prime rivoluzioni industriali dell'800 in Europa, dopo un primo impatto negativo immediato, a mediolungo termine l'occupazione ha ripreso a crescere. Nei trent'anni del dopoguerra, invece, la produttività non seguiva la produzione. L'occupazione ebbe una esplosione nel Nord provocando una grande migrazione dal Sud. Con la “quarta rivoluzione” industriale, nel medio-lungo termine l'occupazione può, pertanto, crescere in misura soddisfacente, ma in Italia, nell'immediato, è prevedibile un aumento della disoccupazione.

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