Perequazione: la nota causa

la corte costituzionale: chi ha avuto, ha avuto, e chi ha dato ha dato respinti tutti i ricorsi per i rimborsi perequativi

01/12/2017

La tanto attesa udienza del 24 ottobre, nella quale sarebbero state discusse dalla Corte Costituzionale le 15 ordinanze di remissione, fra cui quella promossa da Dircredito, relative al tristemente noto decreto Renzi che aveva limitato i rimborsi perequativi ad un ristretto numero di pensionati, ha avuto un esito totalmente negativo. La Consulta, infatti, ha respinto tutte le ordinanze, fornendo la sintesi delle motivazioni, che verranno esplicitate nelle prossime settimane nel dispositivo, con il seguente comunicato :
"La Corte costituzionale ha respinto le censure di incostituzionalità del decreto-legge n. 65 del 2015 in tema di perequazione delle pensioni, che ha inteso “dare attuazione ai principi enunciati nella sentenza della Corte costituzionale n. 70 del 2015.

La Corte ha ritenuto che – diversamente dalle disposizioni del “Salva Italia” annullate nel 2015 con tale sentenza – la nuova e temporanea disciplina prevista dal decreto-legge n. 65 del 2015 realizzi un bilanciamento non irragionevole tra i diritti dei pensionati e le esigenze della finanza pubblica".

Riepiloghiamo... Nel 2011, la famigerata legge Fornero aveva bloccato, per gli anni 2012 e 2013, la perequazione automatica delle pensioni con importo superiore a 3 volte il minimo, pari a circa 1.450 € lordi. A seguito di alcuni ricorsi a tale provvedimento, la Corte Costituzionale, nell'aprile del 2015 aveva ritenuto incostituzionali detti blocchi obbligando l'Inps e, quindi, il Governo, alla totale restituzione di quanto indebitamente non erogato.

A meno di tre settimane da questa inequivocabile sentenza, il duo Poletti-Renzi sforna tempestivamente un deleterio decreto legge nel quale esclude la restituzione per le pensioni superiori a 6 volte il minimo Inps, pari a circa 3.000 € lordi perché, a detta di Renzi, in pubbliche e reiterate dichiarazioni, i titolari di pensione oltre detto limite erano da considerare “benestanti”. Il Governo, per darsi una spolverata di coscienza, con una arbitraria scalettatura (40%, 20%, 10%), procede a rimborsi minimali, a mò di contentino, ai soli Pensionati con assegni fra 1.500 e 3.000 €, disattendendo il dispositivo della sentenza 70 della suprema Corte Costituzionale.

A questo punto, Dircredito, a salvaguardia dei propri iscritti pensionati, avvia tre cause in tre diversi tribunali finalizzate ad un ulteriore giudizio della Consulta alla quale viene rimessa la causa incardinata presso il Tribunale di Brescia fin dal novembre 2015. Nel frattempo anche altre associazioni pensionistiche, fra cui, ironia della sorte, anche quella che raggruppa i Pensionati ex Dipendenti dell'Inps, seguono lo stesso iter, con il medesimo argomento rivendicativo.

La (triste) conclusione...La Corte Costituzionale, a differenza del 2015 quando riconobbe pienamente ai Pensionati il diritto all'adeguamento pensionistico senza limiti e/o condizioni, stavolta, di fronte alle cifre imprecisate ma miliardarie (di euro, non di lire) da dover rimborsare, ha trovato la giusta scappatoia, ritenendo costituzionale il decreto Renzi-Poletti con il quale, a loro dire, si sarebbero equilibrate le esigenze dei Pensionati con quelle della finanza pubblica in maniera “non irragionevole”: una beffa ! In pratica: il (mini) rimborso effettuato è stato giudicato sufficiente e soprattutto adeguato alle possibilità economiche statali, ritenendo, così, a distanza di due anni, annullati i diritti di TUTTI gli altri Pensionati.

Se il motivo era quello di non creare problemi immediati alla casse statali, si sarebbe potuto ovviare con un provvedimento di rimborsi diluiti nel tempo, magari con un'emissione particolare di BTP anche ultra decennali, quale gesto di buona volontà e di riconoscimento per la categoria dei Pensionati; una modesta categoria , che, nel 2011, per imposizione della legge Fornero, con le cifre declinate da più parti (dai 18 ai 30 miliardi), per chi non l'avesse capito, ha salvato l'Italia dal crac.

La Corte Costituzionale, invece, a quanto sintetizzato nel suo comunicato, oltre che ritenerlo in ottica costituzionale, ha approvato il decreto-decisione di Renzi di non rimborsare la totalità dei Pensionati aventi diritto, giudicandolo “non irragionevole”. Una clamorosa sconfessione della precedente sentenza della quale attendiamo di leggere le motivazioni. Comunque, la considerazione finale sarà la solita: chi ha avuto, ha avuto (peraltro, pochissimo)e chi ha dato, ha dato (tantissimo)…. Questo il nocciolo della sentenza, alla nota, italiana, maniera.