In Italia la sanità non è più per tutti

In Italia la sanità non è più per tutti

Allarmanti i dati emersi dal Rapporto Censis

12/06/2017

Durante il Welfare Day 2017 è stato presentato il Rapporto Censis-Rbm Assicurazione Salute sulla sanità pubblica, privata e integrativa. I dati riportati dalla ricerca evidenziano come il sistema sanitario nel nostro Paese sia sempre più caratterizzato da un “universalismo diseguale”. Infatti, la sanità pubblica è sempre più penalizzante per le persone a basso reddito, per quelle che hanno più bisogno di cure, in particolare anziani, malati cronici e non autosufficienti, con l'aggravante di notevoli differenze tra i 21 sistemi sanitari regionali, caratterizzati da un centro-nord di buon livello, e da un meridione che mostra tutte le sue difficoltà nel garantire risultati performanti, sia in termini di qualità delle cure che nei tempi di erogazione delle prestazioni. Questa situazione complessiva di disorganizzazione sanitaria nel 2016 ha costretto circa 12,2 milioni di italiani (1,2 milioni in più rispetto al 2015), per lo più anziani, a rinunciare o a differire alcuni esami e prestazioni sanitarie. La necessità di appropriatezza delle cure e di celerità nell'ottenere le prestazioni, spingono sempre più i cittadini a rivolgersi al mercato privato, investendo in polizze sanitarie o, nel caso dei lavoratori più “fortunati”, usufruendo di quelle contrattuali. I dati confermano questo trend, con una spesa sanitaria privata annuale che ha raggiunto i 35,2 miliardi di euro, cresciuta del +4,2% tra il 2013 e il 2016, rispetto ai +3,4% di crescita della spesa per consumi in generale.

Le difficoltà del SSN sono anche date dalla mancanza di un adeguato investimento pubblico di risorse. Nel periodo 2009-2015, mentre in Francia si registrava un +0,8% di finanziamenti pubblici in sanità e addirittura un +2% in Germania, in Italia abbiamo registrato un -1,1%. La spesa sanitaria italiana è ormai attestata intorno al 6,8% del PIL contro l'8,6% della Francia e il 9,4% della Germania e nel prossimo triennio dovrebbe ulteriormente diminuire. Nelle previsioni del Censis, la spesa privata, invece, dovrebbe registrare un +39% nel 2030 e raggiungere i 46 miliardi, con una incidenza maggiore sulle famiglie con anziani non autosufficienti, che vedrebbero un aumento di spesa del +79,5% nel periodo 2016-2030.

Secondo le stime presentate al Welfare Day, mancheranno nei prossimi dieci anni, dai 20 ai 30 miliardi di euro per garantire il mantenimento degli attuali standard assistenziali da parte del SSN. Per risolvere strutturalmente questa situazione e la sostenibilità del SSN, RBM salute propone due soluzioni:

1. un secondo pilastro sanitario complementare per tutti i cittadini (modello francese), che, evitando di far pagare di tasca propria le cure a 36 milioni di italiani, intermedi collettivamente la spesa sanitaria privata garantendo al sistema sanitario la disponibilità di 22 miliardi di euro/annui aggiuntivi ed un contenimento della spesa sanitaria privata da 8,7 miliardi di euro a 4,3 miliardi annui;

2. l'esternalizzazione di alcune forme di assistenza (opting out, modello tedesco) per i cittadini con redditi più alti (15 milioni), mediante la stipula di assicurazioni private che permetterebbe un risparmio di spesa sanitaria pubblica da un minimo di 3,1 miliardi annui ad un massimo di 18,5 miliardi di euro, da investire a favore dei cittadini più bisognosi.

Le proposte messe in campo, pur se per alcuni aspetti interessanti, presuppongono una revisione completa del sistema di governance del rapporto tra sanità pubblica e integrativa. Oggigiorno, con il crescente invecchiamento della popolazione, con la dilatazione dei tempi di vita vissuti in cronicità, diventa prioritario garantire un'organizzazione sanitaria e assistenziale territoriale integrata e di prossimità che permetta alle famiglie di gestire al meglio le patologie legate all'invecchiamento e alla progressività della non autosufficienza. La creazione di un secondo pilastro sanitario nazionale complementare, e non sostitutivo, potrà essere in tal senso utile a supportare il bisogno assistenziale delle famiglie ma non potrà surrogare il SSN nel garantire efficacemente su tutto il territorio nazionale il rispetto dei livelli essenziali (LEA), con l'erogazione di prestazioni gratuite di qualità alle persone più fragili ed economicamente svantaggiate, nei tempi e nei modi previsti dalla legislazione vigente. Ci sarebbe poi da esprimere qualche dubbio sul reale risparmio che questo modello rappresenterebbe per il sistema sanitario.

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